Codice etico dell’identitario

L’identitario è un uomo che non si arrende al disprezzo acritico della storia sulla quale è edificato il suo presente, poiché tale ignoranza marca il segno dell’incapacità di comprendere che ogni idea, per quanto oggi rifiutata, contiene dentro di sé i valori di ieri.

Cosa di più deleterio di una cultura giovane incapace di guardare indietro alla propria storia (tutta)? Altrettanto sbagliato è opporsi ad un ringiovanimento della propria civiltà. Essere prevenuti verso il cambiamento è sintomo di sclerosi e morte.

E allora come seguire il cambiamento? L’identitario si affida alla madre tradizione, che non è qualcosa di immobile, ma che muta lentamente assolvendo alla principale delle sue funzioni “biologiche” ovvero quella di condurre il cambiamento verso il futuro, di guidare la civiltà nell’adattamento all’ambiente circostante, di assicurarne la conservazione.

I media, dominati dal dogmatismo, tendono ad escludere le idee non convenzionali e anticonformiste e strumentalizzano i pensieri; l’identitario riafferma dunque la sua aspirazione ad essere libero nel proprio mondo tradizionale, poiché il concetto di libertà in tutte le sue forme è estremamente relativo: si può essere uomo libero di parola laddove nessuno può ascoltare, e dunque sentirsi oppressi.
Si può essere anche liberi di pensiero in terra allogena, in un contesto estraneo alla propria cultura, e dunque sentirsi oppressi. Oppure si può essere uomini nel proprio contesto culturale laddove il proprio libero pensiero è in sintonia con la comunità. Mass media allineati e multiculturalismo imposto creano solo il primo ed il secondo esempio.

Uno degli ambiti più importanti e delicati per l’identitario è l’educazione, espresso da Jaeger in Paideia, ovvero la funzione sociale e preparatoria dell’educazione. A tale compito dovrebbero essere deputate le istituzioni, e ancor di più il futuro genitore.

Ogni identitario dovrebbe, ancor prima di militare, dedicare una estrema energia nella propria preparazione a tale ruolo, poiché la morte di una civiltà avviene, più che con la degenerazione dei suoi valori, attraverso l’assopirsi della spinta all’autorigenerazione: la crisi di natalità nell’impero romano ne è l’esempio emblematico; esempio che si è ripetuto durante il declino di ogni altra cultura.

Tutte le distrazioni consumistiche, la perdita dei pudori, l’ingordigia dimostrata verso lo status symbol, si concretizzano nella difficoltà giovanile a saper gestire i contatti umani (e sentimentali) nella sterilità della presente società; la solitudine e la difficoltà di comunicazione sono le peggiori eredità del ’68, e rappresentano il più grande affare per la logica consumistica.

L’identitario si oppone a questa realtà di incomunicabilità ripristinando in se la vocazione al servizio e alla solidarietà rivolta alla propria gente e ai propri cari, riaffermando nelle relazioni umane, e prima di tutto nel corretto senso della famiglia, i valori di base da contrapporre agli idoli odierni.

L’identitario, come qualunque altro uomo, è custode di una propria verità, di una proprio spirito, che ne delinea l’individualità e, l’unicità, e, la libertà; ma sa bene che queste sue verità sono tante quanti sono gli individui di una collettività, e dunque non pienamente funzionale alla comunità. Ciò che è funzionale invece è una verità generale, come assimilazione di tutte le individualità: solo la Tradizione, nel suo lungo procedere nei secoli, ha creato quel processo dialettico che ha condotto ad un’armonia di valori condivisi e sperimentati. L’identitario sa che rinunciare alla tradizione implica la perdita di punti di riferimento vicini all’individuo, e l’incremento delle verità parziali di cui la società multiculturale è depositaria.

Il movimento è laico nel senso che non professa un “credo” e non è vincolato ad alcun dogma. GID, proprio perché strettamente legata ai valori sacri di identità e tradizione, non può non avere un atteggiamento positivo nei confronti di ogni stadio della crescita spirituale della nostra civiltà, opponendosi dunque al laicismo materialistico del mondialismo moderno.
In particolar modo, GID si sente vicina quei percorsi spirituali che hanno contribuito al delinearsi della nostra cultura, e che tante tracce hanno lasciato nella filosofia, e nell’arte occidentale. Sarebbe quindi non identitario non approfondire lo studio del pensiero e dei miti classici (che tanto hanno contribuito al pensiero occidentale) e lo studio del simbolismo cristiano (senza il quale non si comprenderebbe il patrimonio culturale rappresentato dall’arte rinascimentale).

Ulteriore fulcro della spiritualità dell’identitario si rintraccia, poi, nel particolare amore verso l’ambiente naturale tradizionale, così intriso di antico: costumi, usanze e folclore (soprattutto nell’ambiente rurale) che hanno sintetizzato in sé (e con continuità) l’intero percorso spirituale delle nostre comunità dalla notte dei tempi ad oggi; cammino che ha condotto fino ad oggi, rivelando i tratti distintivi di un comune denominatore della cultura europea, quali ad esempio la “ragione” come strumento umano per risalire all’eterno, o la tangibilità dell’Eterno attraverso l’ambiente naturale. A tal riguardo è più facile comprendere la valenza spirituale per GID di un concetto tristemente in disuso oggi, presso le nostre istituzioni: “Santa Madre Patria”, ovvero terra che ha allevato e nutrito i nostri padri. GID si professa movimento laico, ma riconosce in questi temi, quella particolare sensibilità che dovrebbero costituire il cemento etico di una comunità.

Per questo motivo il movimento si aspetta da ogni militante un atteggiamento rigoroso e puro da eventuali contraddizioni; l’identitario sarà paladino dell’identità e della tradizione della sua comunità, della sua nazione e della civiltà europea nel suo intero percorso di crescita, non palesando disdegno verso alcun aspetto, ma semmai una costruttiva azione di valutazione.
Chi non ama la tradizione consegnataci dai nostri avi più prossimi, rinnega l’identità della propria gente. In uguale misura, chi non rispetta e difende il territorio, e l’ambiente naturale, ed il retaggio artistico, rinnega l’identità della propria gente.
Chi sfugge l’approfondimento culturale in merito alla propria tradizione ed identità, non potrà mai testimoniare la propria dedizione alla causa.

Un ulteriore passo del codice di comportamento dell’identitario, riguarda la propria fede al movimento e al relativo scopo. Per tale motivo risulta impossibile ritenere identitario colui che appartiene anche ad altre realtà di militanza o fede politica, o che promuove simbolismi altri a quelli di GID, rappresentativi di organizzazioni passate o presenti, di istituzioni approvate pubblicamente ma non in linea con l’azione, nostalgismi politici, orgogli vari, subculture, sette religiose, interessi massonici, nonché organizzazioni Onlus di non provata longevità ed integrità.

Dunque l’identitario non aprirà la strada, neanche informativa, a queste realtà esterne, non porterà simboli sgraditi in vicinanza ai vessilli di GID. Semmai si presterà sempre all’aiuto per i propri compagni in difficoltà. Forma d’aiuto gratuita, intesa a non aggravare situazioni; forma d’aiuto intesa a sostenere il compagno reputato debole o in difetto. Non vesserà un sottoposto in caso di presunto errore. Fornirà le proprie valutazioni secondo un criterio di gradualità (con discrezione, poi con l’ausilio di altri membri di militanza, infine, se richiesto, attraverso gli organi collegiali del movimento).
L’identitario militante non si presenterà come canale nascosto di informazioni o intenti tra l’interno o l’esterno del proprio movimento.

L’identitario porterà un comportamento rigoroso, pur tuttavia non dominato da rivendicazioni, invidie, e dovrà farsi un dovere di dare fiducia ad ogni altro compagno, almeno fino a quando non si proverà la colpa d’infedeltà, o di ignavia.

L’identitario dimostrerà di essere degno dell’appellativo di cortese, leale, schietto (si raccomanda un atteggiamento non schivo, od elusivo) e non sarà nel suo stile il celare il proprio volto o il proprio nome: la sua condotta di vita è, prima di tutto, la sua testimonianza.

L’identitario, a qualunque livello della gerarchia, dimostrerà di rispettarla rigorosamente per potersi dire in marcia con i propri compagni e con l’intera comunità di chi ci ha preceduto.

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