Grande Sostituzione

Ogni anno la denatalità dei paesi dell’Europa Occidentale presenta quadri sempre più preoccupanti.
L’invecchiamento della popolazione e lo scarso tasso di natalità coabitano con la sempre più poderosa immissione forzata di masse di immigrati terzomondiali nei territori dell’Europa.

E’ facile prevedere che, se non invertita immediatamente, questa tendenza, prolungandosi nel tempo, porterà alla completa sostituzione degli elementi etnici e dei popoli originari dell’Europa.
Il sociologo francese Renaud Camus ha chiamato questo processo “La Grande Sostituzione”, definizione che calza a pennello al fenomeno che abbiamo descritto.

La Grande Sostituzione è resa possibile solo nel caso sussista uno sradicamento, da parte dei popoli che la subiscono, verso le proprie identità. Per questo tali processi si applicano solo a quei paesi europei che più hanno subito il dilavante processo dell’americanizzazione selvaggia.
La cultura europea nel suo complesso è stata marchiata con un gigantesco “complesso di colpa”, secondo il quale tutti i mali del mondo, dallo schiavismo alle guerre nel terzo mondo, dalle tragedie umanitarie attuali agli eccidi etnici in Africa e Medio Oriente, sarebbero imputabili alla civiltà europea, o comunque occidentale, per il semplice fatto di essere intrinsecamente razzista e suprematista.
Questa “politica della colpa”, secondo una definizione del politologo americano Paul Gottfried, focalizza la storia dell’Europa come esclusivamente buia e opprimente, un fardello del quale liberarsi prontamente sciogliendolo nell’acido multicolore del globalismo e dello scambio delle merci senza limiti.

Si tratta esclusivamente di un problema di volontà politica, come ad esempio dimostrano i paesi del cosiddetto “Gruppo di Visegrad”, che rifiutando l’imposizione di questi falsi rifugiati entro i loro confini, sono riusciti a non farli insediare, dimostrando anche l’incapacità dell’Unione Europea di imporre i suoi diktat con la forza.